Carlo Felice e Balletti di Nervi, Giacomo Montanari alza il muro: «La Regione non confonda le acque»

Scontro politico sui fondi straordinari destinati al Carlo Felice e sul futuro dei Balletti di Nervi. L’assessore alla Cultura del Comune replica alla vicepresidente e assessora alla Cultura regionale Simona Ferro e accusa la Regione di fare pressione su risorse che, a suo dire, non sono destinate all’edizione 2026, ma a mitigare il buco 2025

Si accende un nuovo fronte politico attorno al Carlo Felice e ai Balletti di Nervi, con un botta e risposta che riporta al centro il nodo delle risorse straordinarie e del loro effettivo utilizzo. A intervenire con toni molto netti è l’assessore alla Cultura del Comune di Genova Giacomo Montanari, che contesta apertamente la lettura fornita dalla vicepresidente della Regione Liguria e assessore alla Cultura Simona Ferro sul milione di euro annunciato dalla Regione.

Secondo Giacomo Montanari, durante l’assemblea dei soci della Fondazione lirico-sinfonica Carlo Felice del 30 marzo, alla quale erano presenti Regione Liguria, Comune di Genova e Iren, era stato approvato all’unanimità un bilancio preventivo che non comprendeva il milione e 200 mila euro necessari per una eventuale edizione 2026 dei Balletti di Nervi. In quella stessa sede, ricorda l’assessore, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci avrebbe assunto l’impegno di varare una legge speciale per far confluire un milione di euro del 2026 sul bilancio 2025, proprio per fronteggiare gli squilibri evidenziati sul consuntivo, anche in relazione al mancato stanziamento regionale per Nervi 2025.
Nella ricostruzione di Giacomo Montanari, il punto decisivo è proprio questo: quelle risorse, sostiene, non sarebbero state pensate per finanziare i Balletti di Nervi del 2026, ma per sostenere il bilancio 2025 della Fondazione. Per questo l’assessore si dice sorpreso dalle dichiarazioni della vicepresidente regionale, che a suo avviso finirebbero per contraddire l’impegno assunto dal presidente Marco Bucci in sede istituzionale. «Sono stupefatto», afferma Giacomo Montanari, sostenendo che se davvero si fosse voluto destinare quel contributo al 2026 sarebbe bastato un diverso stanziamento in parte corrente, senza ricorrere a una legge speciale.
L’assessore comunale spinge poi il ragionamento sul terreno politico e contabile, sostenendo che delle due l’una: o la vicepresidente Simona Ferro non condivide la linea del presidente della Regione, oppure si starebbe assistendo a un pressing politico sulla Fondazione. Un pressing che, nelle parole di Giacomo Montanari, appare poco opportuno in questa fase, anche perché chiedere di impegnare altri 1,2 milioni per una manifestazione che non compare nel bilancio approvato dai soci e dal Consiglio di indirizzo viene definito un atteggiamento poco prudente, soprattutto alla luce del disavanzo da 800 mila euro che avrebbe caratterizzato l’edizione precedente.
Nel suo intervento, Giacomo Montanari ribadisce che il milione di euro atteso con la legge speciale va considerato come il sostegno dovuto da un socio alla Fondazione, e non come la copertura di una nuova edizione dei Balletti di Nervi. Da qui anche il richiamo al ruolo del Comune, che secondo l’assessore avrebbe già garantito 300 mila euro straordinari, destinati a diventare 1 milione complessivo con ulteriori 700 mila euro. Se la Regione volesse davvero fare la propria parte per Nervi 2026, aggiunge, dovrebbe mettere sul tavolo almeno altri 600 mila euro specifici per quest’anno, e non limitarsi a confondere piani contabili e annualità diverse.
Il risultato è uno scontro che, al di là degli aspetti tecnici, riapre in modo molto chiaro la partita politica sulla gestione del Carlo Felice e sul futuro dei Balletti di Nervi. Da una parte c’è il tentativo della Regione di rivendicare un sostegno economico alla Fondazione, dall’altra la richiesta del Comune di separare con precisione il salvataggio dei conti dal finanziamento di una rassegna che, almeno per ora, non avrebbe ancora copertura certa. E proprio su questa distinzione, più che sulle cifre in sé, si gioca ora la nuova tensione tra Palazzo Tursi e Regione Liguria.
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